Quando Eva soffre

Ho fatto soffrire la mia Eva. Le ho fatto del male. Io non sapevo di farle del male, perché qui in paradiso non sappiamo la differenza tra bene e male. Ma lei ha mangiato il frutto, quindi lei lo sa. Mi ha detto che le ho fatto male, mi ha spiegato anche come.

Sono un uomo orribile. Un bruto. Uno che gioca con i sentimenti. Un disattento. Un egoista. Un opportunista. Un meschino. Un inconsapevole.

Ma lei non ci crede alla storia dell’inconsapevolezza. Dice che lo sto facendo apposta. Con coscienza e cattiveria. E come se, una volta che si ottiene quella capacità di distinguere tra bene e male, non si riesce a non leggere il mondo in quella chiave.

Se ha ragione, se sono veramente cattivo come dice lei, vuol dire che posso esserlo anche senza mangiare il frutto.

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