La tentazione di lamentarsi

Ho una gran voglia di lamentarmi. Tutto mi sembra sbagliato, ma sopratutto perché sono stanco. Perché faccio cose che non ho voglia di fare e perché sono lontano dal mio paradiso. Questo non mi impedisce di lamentarmi di cose che non hanno colpa.

Lamentarsi sembra che faccia parte del protocollo di comportamento sul posto di lavoro. E’ noioso, mal retribuito, il caffè fa schifo, il capo rompe, i colleghi sono pettegoli.. Chi più ne ha se le tenga perché non mi entusiasmano le lamentele, anche se a volte sembra che lamentarsi sia il motore immobile del universo.

In principio c’era il nulla. Poi qualcuno si è lamentato. Anche se lo ha fatto Dio fra sé e sé, si è lamentato, ha dato gli ordini e ha eseguito. Che sia fatta luce! Ma la luce poi illuminava una palla bagnata, anzi ricoperta di acque. Ovunque avessi girato lo sguardo avresti visto acqua, acqua, acqua e ancora acqua. Non c’era nemmeno un pezzo di legno per farsi una tavola da surf. Una tavola da surf ci permetterebbe di lamentarci del fatto che non ci sia vento, che le onde non sono giuste o che ci sono troppi squali.

La lamentela fa parte di noi. Siamo lamentosi. Io non so se è una caratteristica dei latini o del essere umano in generale. Il fatto è che ci lamentiamo e non sempre la lamentela esprime un vero disagio. Sembra davvero un formalismo. Buongiorno! Come stai? Tutto bene. Che caldo/freddo che fa! Hai visto la partita? Quello non era rigore! Non ci hanno dato un rigore! E gli immigrati? Oh! Sempre tutti qui da noi vengono!.. Bello il made in Italy ma ci copiano tutti! Maledetti! Mi sono scaricato un documentario che fa vedere che gli americani non capiscono una mazza di cibo. Mangiano roba contraffatta. Però, mannaggia non l’ho trovato in italiano..

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