Divide et impera

Sono atterrato sul aeroporto sfigato di Berlino, quello della Berlino Est. Questo aeroporto è diviso. C’è una palazzina ogni due terminali, mi sembra. Credo che anche le compagnie aeree sono divise per terminale ed i terminali stessi sono divisi per piani. C’è il piano dove trovi negozi, bar, informazioni. Poi c’è quello dove fai il check-in e poi un’altro dove non ci sono andato. Comunque i parenti in attesa non si mischiano tra diversi terminali. Nemmeno i passeggeri che stanno per partire si mescolano con chi sta al bar. Non puoi non farcela. Cosi anche la stazione centrale. I treni e la metropolitana sono divisi su tre piani. Tutto è diviso e facilmente affrontabile.

L’altro giorno riposavo all’ombra di un albero nel prato davanti al parlamento. C’erano persone che giocavano con il pallone, altre che mangiavano, altre che prendevano il sole. C’era anche un gruppo di una ventina di ciclisti che facevano il tour della città in bici. Mi guardavo intorno è mi sembrava di essere in periferia. Spazi aperti, palazzi bassi, molto cielo in vista. C’è una legge a Berlino che vieta di costruire palazzi che vadano oltre l’altitudine di un certo palazzo che ora non ricordo, che non è particolarmente alto e non è il più alto della città. Quindi a Berlino ci sono pochi grattacieli.

Sembra di essere sempre in periferia. Tutto è a misura d’uomo. Tutto è diviso in modo che sia affrontabile. Fin’ora ho sempre sentito che “devi credere in te stesso” perché se ti imponi di “pensare in positivo” stai facendo “il primo passo per ottenere il tuo risultato”. Qui succede il contrario. Qui è il contesto che ti stimola. Qui tutto si presenta in un modo che ti fa credere di potercela fare. Non te lo devi imporre. Non ti dice che sarà facile. Sai perfettamente che ti costerà fatica. E’ soltanto più facile crederci.

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